Costruttori di tradizione. I giovani, la fisarmonica, la comunità di Loris Bendotti

Costruttori di tradizione di Loris Bendotti

La danza, il canto, la musica popolare, fino ai grandi mutamenti socio-economici del Novecento, hanno avuto un ruolo strettamente funzionale ai cicli agrari, ai cicli di vita, ai riti di passaggio, alla vita stessa delle classi popolari contadine. Cosa hanno oggi da dire il canto, la musica e la danza popolari? Quali sono, oggi, le funzioni di quella che potremmo definire? Chi sono gli esecutori, chi sono i destinatari? L’importanza di una riflessione critica su queste domande risulta particolarmente attuale se si pensa al proliferare dei fenomeni di folk music revival che, a partire dalla fine degli anni Trenta del Novecento, hanno incentivato la riproposizione del repertorio musicale e canoro tradizionale: un movimento che tendeva alla riproposta della musica popolare quale riscoperta di autentiche radici culturali ed espressione di una consapevolezza politica interessata a utilizzare repertori e stili popolari di diversa provenienza e, anche, creativamente rivisitati, contaminati, variamente mescolati, come elementi di contestazione sociale e di affermazione di una cultura anticonsumistica e antagonista.
Risulta oggi ancora più attuale se l’oggetto della riflessione si amplia fino a inglobare le danze tradizionali e la dimensione festiva per spostarsi nel tempo fino a raggiungere le manifestazioni “etniche” e i grandi eventi legati alla tradizione popolare che stanno proliferando
in questi ultimi anni.
La funzione della cultura popolare si modifica di pari passo con la società che la accoglie e la rende propria, si evolve con l’evolversi dei suoi membri. Ma quando un modello socio-culturale, che per centinaia di anni si è mosso lentamente, a passi impercettibili, nell’arco di pochi decenni, muta totalmente la sua struttura, cosa succede? Succede che un bagaglio di esperienze e di produzione popolare perde la sua abituale funzione, e succede che altri prodotti culturali soppiantano, lentamente, ma inesorabilmente, i modelli precedenti, dai quali al massimo i nuovi traggono spunto.
Questo è accaduto in Italia, Valle Camonica compresa, con la meccanizzazione delle campagne, con la meccanizzazione del lavoro, con la fine della civiltà contadina. Ciò non significa che insieme a questo modello sia finita anche la cultura popolare, la quale si è modificata sotto la forza di una rinnovata e modernizzata censura collettiva.
Così come si trasforma il modello socio-economico, si trasforma il modello culturale ad esso legato. Questi cambiamenti si sono accompagnati ad una contrazione massiccia delle forme di trasmissione culturale tra generazioni, fondate essenzialmente sullo strumento dell’oralità, che in passato favorivano l’acquisizione di conoscenze riguardo alle modalità di organizzazione e regolamentazione della vita sociale comunitaria, alle condizioni delle produzioni materiali e delle pratiche espressive, agli aspetti connessi al sistema cerimoniale e religioso relativo al ciclo dell’anno e a quello dell’esistenza individuale e collettiva.
Tutto ciò ha comportato la trasformazione della tradizione culturale contemporanea in un patrimonio di cui evitare la dispersione, da recuperare come fattore di identità locale e come strumento in grado di favorire sensi di appartenenza. Per cui quella tradizione da vissuta è diventata sempre più oggetto di rappresentazione, attraverso forme di riproposta che risultano funzionali alla sua valorizzazione.
La riproduzione di una tradizione è lo strumento mediante cui si realizza il processo di valorizzazione, con riferimento nel caso specifico della fisarmonica in Valle Camonica all’esecuzione di brani e repertori della tradizione, alla conferma del legame di appartenenza
tra gli attori, i fisarmonicisti e il proprio territorio, alla funzione di trasmissione della conoscenza del mondo popolare e della dimensione del passato che sono oggetto della riproduzione musicale.
Ma che cosa è la tradizione? Non è un prodotto del passato, un’opera di un altro tempo che i contemporanei riceverebbero passivamente, quanto piuttosto «[…] un “punto di vista” che gli uomini del presente sviluppano su ciò che li ha preceduti, una interpretazione del passato condotta in funzione di criteri rigorosamente contemporanei.
[…] In questa accezione la tradizione non è ciò che è sempre stato, ma ciò che la si fa essere. Di conseguenza, l’itinerario da seguire per chiarirne la genesi percorre non il tragitto che va dal passato al presente, ma il cammino con il quale ogni gruppo umano costituisce la sua tra-dizione: e cioè dal presente verso il passato. […] La tradizione istituisce una “filiazione inversa”: non sono i padri a generare i figli, ma i figli che generano i propri padri, non è il passato a produrre il presente, ma il presente che modella il passato. La tradizione è un processo di riconoscimento di paternità».
La tradizione è una eredità del passato sottoposta a processi di elaborazione nel presente per essere trasmessa, secondo esigenze e modelli propri della realtà contemporanea, alle generazioni future. Questo modo di vedere la tradizione lascia ampio spazio di azione anche a chi non è (ancora) detentore della tradizione, cioè i giovani. La passione per la fisarmonica mescolata al desiderio di imitazione, alla necessità di tessere relazioni, di creare legami con la comunità, coinvolgono fortemente anche i più giovani. La cultura tradizionale locale, di cui la musica è una parte importante, viene vissuta indirettamente dai giovani, come una realtà lontana dalle loro storie personali, ma riesce tuttavia a farli sentire parte di una vicenda collettiva di cui si sentono emotivamente partecipi, da custodire orgogliosamente e trasmettere al futuro, alimentando così il loro protagonismo e facendoli sentire depositari di valori culturali locali.
In tal modo, i giovani suonatori avvertono il proprio impegno e l’uso del proprio tempo libero come inseriti in un orizzonte complessivo il cui scopo è dare alla comunità di appartenenza un senso e una consapevolezza di continuità. Certo, il rischio è che la tradizione incarnata nelle esecuzioni tante volte provate e perfezionate di brani e repertori si cristallizzi e dia l’impressione di una rappresentazione che, così com’è, provenga da un’altra epoca.
Tuttavia, come già ricordato, le tradizioni non sono da considerarsi permanenze del passato nel mondo attuale, ma sono scelte di un possibile passato fatte nel presente in funzione del futuro: le «tradizioni si scelgono».
In questo senso, i fisarmonicisti di oggi, in special modo quelli più giovani, potrebbero ritenersi costruttori di tradizione attraverso azioni che si collocano nella prospettiva della valorizzazione,
che comporta da parte dei protagonisti di quelle azioni una appropriazione di ciò che, appartenendo a un passato non vissuto, risponde a una condizione di alterità, in quanto non è solo lo spazio, ma anche il tempo a produrre alterità.
Poco conta allora guardare all’attività dei fisarmonicisti in relazione alla sua maggiore o minore aderenza al quadro culturale locale tradizionale di riferimento, in quanto la riproposizione del patrimonio folclorico non è mai la fedele ricostruzione di pratiche originarie dell’espressione appartenenti a un passato che non c’è più, ma una ricomposizione più o meno coerente di frammenti di vita sociale e culturale percepita come tradizionale e in quanto tale portata sulla
scena per soddisfare bisogni di appartenenza e di coesione comunitaria ed esigenze di autorappresentazione in un mondo plurale.
È chiaro che, in questa prospettiva, le forme proposte e considerate tradizionali, per quanto non corrispondenti a situazioni e contesti reali di vita materiale, risultano essenzialmente evocative di un mondo che esiste ormai solo nella memoria e nel desiderio nostalgico di coloro che fanno parte delle stesse comunità.
Il punto allora sul quale ci si dovrebbe soffermare non è tanto legato alla maggiore o minore autenticità del materiale conservato, trasmesso e riproposto, quanto alla possibile efficacia di nuovi orizzonti: i nuovi suonatori di fisarmonica costruiranno comunità? Guarderanno al locale?
Le possibili risposte ci verranno dal porre la musica popolare e la tradizione della fisarmonica nell’oggi e dal non immaginarla come una sorta di macchina del tempo congeniata per rivivere il passato.

Località: Valle Camonica

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